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Venezia: scampoli di pubblicità per le “Malefatte”, borse ecologiche create dai carcerati
di Vittorio Tonon
La Nuova Venezia, 29 aprile 2013Un’interessante collaborazione tra la Collezione Peggy Guggenheim e la Cooperativa sociale Rio Terà dei Pensieri ha portato, fin dal primo giorno, ad un ottimo risultato, a delle ricercate opere e, soprattutto, alla continua e mai troppo ripetitiva divulgazione (e arricchimento) della cultura. Da qualche giorno allo shop della Guggenheim - così come da qualche tempo in altri musei e fondazioni della città - sono esposte e in vendita le famose borse “Malefatte”, una linea di borse interamente realizzate nei laboratori di serigrafia e pelletteria del carcere maschiledi Santa Maria Maggiore di Venezia. Le borse, che prendono il nome dal progetto ideato dalla Cooperativa e a cui per la prima (ma non ultima volta) ha aderito la Guggenheim da quest’anno, sono pezzi unici, creati a mano con i banner in pvc e capaci di coniugare intento artistico, sociale ed ecologico con un tocco di ironia. Si tratta di creazioni da collezione, che nascono dai frammenti di grandi striscioni pubblicitari delle passate mostre temporanee, decontestualizzati e ricuciti per dar vita a lavori originali, non seriali, pronti al trasporto. Dal momento che il materiale di composizione viene dalle mostre della Guggenheim, ciò che le borse potevano trasportare non poteva essere altro che arte. Ciascuna borsa, infatti, contiene al suo interno il catalogo di un’esposizione passata, diventando così un originale strumento che porta l’arte a viaggiare in tutto il mondo. E chiunque acquisti una borsa “Malefatte” potrà scattare una foto della sua Banner Bag in un luogo d’arte e postarla direttamente sulla pagina Facebook del museo. I prezzi variano dai 12,90 euro degli astucci ai 78,90 euro del modello Super Ross, un comodo e capiente tascapane a tracolla. Oltre ai più che entusiastici e interessati commenti su Facebook alle foto e alla notizia della vendita delle borse, già a mezzogiorno di giovedì erano stati acquistati alcuni pezzi (qualcuno anche per corrispondenza).
..MALEFATTE... DI CITTÀ DI VENEZIA
Dismessi e non più utilizzabili, i manifesti in PVC prodotti per pubblicizzare i fatti della città, riciclati in un progetto ideato da Fabrizio Olivetti, art director di Città di Venezia, danno oggi vita ad estrose borse.
Pezzi unici creati a mano, diventati in poco tempo un ricercato fenomeno di moda, capace di coniugare intento artistico, sociale ed ecologico con un immancabile tocco di ironia.
Una iniziativa di Città di Venezia, in collaborazione con
porta con te... fatti e... malefatte di venezia
"malefatte di città di venezia"è un progetto nato da una semplice intuizione: gli enormi striscioni pubblicitari, utilizzati a Venezia e terraferma per scopi promozionali, dove sono riposti una volta terminato il loro periodo di utilizzo? Dalla riflessione nata da solitarie passeggiate, osservando talvolta ampie parti di striscioni "riciclati" come copertura di emergenza per barche, automobili, box, ecc. (grazie alla loro resistenza e impermeabilità) Fabrizio Olivetti, art director dell'Ufficio Grafico del Comune di Venezia, ha tratto spunto per una nuova avventura. Ed ha trovato sodali complici dando vita ad un gruppo di lavoro. Nella fase iniziale, hanno contribuito con entusiasmo al progetto anche la grafica Francesca Codrino e l'illustratore Lucio Schiavon, nonché l'Ufficio Servizio Civile del Comune di Venezia.
La realizzazione vera e propria è stata affidata alla cooperativa Rio Terà dei Pensieri che si propone, dal 1994, di svolgere attività di formazione professionale e di saltuaria produzione di manufatti all'interno delle carceri veneziane. Il ricavato delle vendite servirà proprio a finanziare questa importante attività sociale.
Il primo beneficio è intuibile: riciclare materiale non più utilizzabile, e assai particolare. Gli striscioni pubblicitari infatti sono normalmente realizzati in materiale plastico, denominato "Polivinilcloruro" o "Cloruro di Polivinile"(PVC, appunto), e talvolta costituiti da più strati. Il PVC ha iniziato ad essere prodotto su scala industriale dalla metà degli anni Venti negli Stati Uniti e dagli anni Trenta in Europa, dopo varie vicende sperimentali che risalgono al secolo precedente. Importante fonte di produzione è stata anche Marghera.
Presenta tuttavia alcune controindicazioni ambientali, e diverse associazioni europee di produttori di materie plastiche hanno già istituito un programma volontario, che mira ad abbattere gli effetti che si generano in fase di produzione. Qualche criticità si rileva anche nello smaltimento: i tempi di degradazione sono lunghissimi, se termodistrutto a temperature non adeguate può contribuire ad emissioni dannose nell'atmosfera. La raccolta differenziata è invece il canale che meglio avvia il materiale a forme di riutilizzo a basso impatto.
Ancor meglio quando, prima di diventare un rifiuto vero e proprio, viene completamente riutilizzato: proprio quello che si propone, con l'aggiunta di sfumature artistiche e sociali, e ampie dosi di ironia, il progetto "malefatte... di città di venezia".
INTERVISTA A FABRIZIO OLIVETTI
Fabrizio Olivetti, art director del Comune di Venezia e ideatore di “..malefatte... di città di venezia”, spiega la nascita di un progetto che unisce arte, ecologia e solidarietà.
Quando è nato il progetto Malefatte?
Il progetto “..malefatte... di città di venezia” (si scrive proprio così, compresi puntini e minuscole) è stato presentato per la prima volta a maggio 2009 a Ca’ Farsetti, sede del Comune di Venezia, con gran soddisfazione dell’allora sindaco Massimo Cacciari. Soddisfazione condivisa anche dall’attuale Giunta, che ha confermato un forte interesse verso l’iniziativa.
Tutto ha preso spunto da una semplice intuizione: gli enormi striscioni pubblicitari, utilizzati a Venezia e terraferma per scopi promozionali, dove sono riposti una volta terminato il loro periodo di utilizzo? Da qui l’idea di creare delle borse artistiche che “riciclassero” tali striscioni, e fossero dei veri e propri manufatti unici. Sin dall’inizio è stata coinvolta la cooperativa Rio Terà dei Pensieri, che a Venezia svolge con impegno attività di formazione professionale e produzione di manufatti all'interno delle carceri veneziane. Non a caso, l’intero ricavato di queste borse contribuisce a finanziare questa importante attività sociale.
Qual è la portata ambientale del progetto?
Gli striscioni pubblicitari sono normalmente realizzati in materiale plastico, denominato “Polivinilcloruro” o “Cloruro di Polivinile” (PVC, appunto) che, come noto, si è rapidamente affermato sul mercato. Presenta tuttavia alcune controindicazioni ambientali già nella fase di produzione, e qualche criticità ambientale si rileva anche nella fase di smaltimento: ha infatti tempi di degradazione lunghissimi, se termodistrutto può contribuire ad emissioni dannose nell’atmosfera. Assai importante si dimostra la raccolta differenziata, meglio ancora il riutilizzo: proprio quello che si propone, con l’aggiunta di sfumature artistiche e sociali, sempre condite da ampie dosi di ironia, il progetto “..malefatte... di città di venezia”.
Si può parlare di contributo artistico utile a promuovere una cultura del riciclaggio?
Penso che il successo ottenuto dalle borse che, ripeto, sono manufatti unici, abbia semmai dimostrato come anche semplici prodotti di uso quotidiano possano contribuire a sensibilizzare l’opinione pubblica verso un determinato problema. Semmai, il compito dei cosiddetti “creativi” è quello di rendere più “accattivanti” possibili le soluzioni adottate, e viste le richieste che ci pervengono delle “..malefatte... di città di venezia”, ritengo sia stato centrato l’obiettivo!
PRESENTAZIONE UFFICIALE A CA’ FARSETTI
27 maggio 2009
Alla prima presentazione ufficiale delle ..malefatte... di città di venezia, che si è tenuta a Ca’ Farsetti il 27 maggio 2009, sono intervenuti l’allora sindaco Massimo Cacciari, che ha espresso un forte entusiasmo verso il progetto, l'art director dell'Ufficio Grafico del Comune di Venezia, Fabrizio Olivetti, l’allora direttrice degli Istituti di pena veneziani, Gabriella Straffi, il presidente della Cooperativa Rio Terà dei Pensieri, Gianpietro D'Errico e l’operatrice Elena Botter, responsabile dei laboratori di pelletteria e serigrafia della Cooperativa.
http://www.youtube.com/watch?v=N69MZLMHzLg
Da Telechiara, 27 maggio 2009, di Cristina Pagnin.