L’importanza del lavoro in carcere a Venezia

L’importanza del lavoro in carcere a Venezia

di Sergio Steffenoni

Mi piace trarre spunto dall’affresco di Lorenzetti a Siena, il Buon Governo della Città, in cui si rappresenta la complessità del vivere in una città con un equilibrio di lavoro, divertimento, manutenzione, rispetto.

Oggi a Venezia viviamo in una condizione di totale squilibrio: il numero degli abitanti è diminuito moltissimo, i mestieri sono scomparsi, pure il commercio e la possibilità di una residenzialità costituiscono una offerta totalmente squilibrata a favore del turismo per cui la città è solo un palcoscenico. I detenuti, nella storia sono sempre stati ubicati vicino al potere e dal modo in cui venivano trattati si distingueva il livello di civiltà di un paese.

A Venezia mi pare arduo capire dov’è il potere, prevale ormai l’arraffa arraffa verso i malcapitati ospiti, e allora dove ubicare i carcerati? Magari distante il più possibile e aprire invece l’ennesimo albergo nelle attuali carceri.

In questa situazione è rivoluzionario e direi eversivo pensare all’inserimento socio-lavorativo dei detenuti! Per questo i progetti della cooperativa Rio Terà mi ricordano l’affresco di Siena; restano un richiamo alla nobile storia di questa città, al buon governo, al senso della libertà, alle sue arti, mestieri, feste di popolo, bellezza.

Ecco: tutte queste parole sono il patrimonio e il senso della cooperativa che come nel suo simbolo ‘’l’arca di Noè‘’ conserva ideali e propone prospettive per un futuro.

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