Bisogna vederla, questa parte di Venezia.
L’orto del carcere della Giudecca si raggiunge attraversando da una parte all’altra la Casa di Reclusione femminile veneziana. Un passaggio che amalgama signifi-cati prevedibili e imprevedibili, prospettive che si chiudono a lungo o che si apro-no all’improvviso. Chi può dirlo? Rivolto a sud, oltre gli edifici un tempo sede conventuale, da secoli racchiuso come un segreto tesoro si trova il terreno colti-vabile. Di nuovo coltivato.
La Cooperativa Rio Terà dei Pensieri organizza e realizza da tre decenni attività nelle carceri cittadine, e in relazione ad esse, permettendo anche a questo spazio di ricevere e offrire vie di rigenerazione. Dall’abbandono quasi completo, che in un primo tempo lasciava scorgere a stento le potenzialità, alle cure d’insieme e continuative, al consolidarsi di una piccola ma corposa avventura che ottiene ri-conoscimenti locali, più ampi e internazionali. Mediante i quali può uscire dalla metafora e divenire esempio di trasformazione.
Un cammino che ha preso forma, con tutte le variazioni, nella concezione del la-voro come agire consapevole, rispettoso, solidale. L’operare delle detenute e di al-tri soci della Cooperativa è basato sulle sue finalità evolutive e di inserimento so-ciale, di esercizio concreto per procurarsi i giusti mezzi di sostentamento, spesso in minima parte eppure profondamente coerente, corretta. L’orticoltura biologica dischiude a questi intenti i migliori punti d’appoggio, accordandosi alle dimen-sioni contenute dentro le mura protettive, con l’intervento manuale, la varietà colturale, di essenze tipiche e di quelle che si adattano senza forzature.
A sostegno di questo procedere concorrono motivi comunque esposti alle eventua-lità, alle molte crisi e variazioni determinate nel contesto. Movimenti sostanziati dall’attenzione dedicata alla formazione, che rappresenta un impegno program-matico, convinto, che accompagna le attività nell’Orto delle meraviglie e contri-buisce a descriverne la fisionomia. Formazione quale spazio educativo, rivolto al lavoro specifico, in cooperazione, e come tempo di ricerca e auto coltivazione, in reciprocità.
Le piante sono esseri viventi dalle origini molto antiche, che adattandosi e cam-biando alimentano i rapporti tra simili, tra diversi e anche molto distanti, por-tando in dote elementi essenziali all’equilibrio complessivo. Le piante sono nu-trimento, nutrimenti; curano dolori e regalano piaceri. Hanno molto da insegna-re in quanto a radicamento alla terra e nel rivolgersi all’aria, al sole e alle stelle.
Le detenute che se ne prendono cura in questo luogo, alcune trovando l’occasione di uscire una volta alla settimana (il giovedì mattina) a vendere gli ortaggi rac-colti e presentati al banco, rinnovano negli anni le connessioni tra l’esperienza particolare e la vitalità originaria. Invitano nella semplicità del gesto naturale, con tratti di fiducia e perseveranza, a mettere in comunicazione distanze e vici-nanze. Per incontrare, beneficiandone, questa parte della città.

Ivan Carlot

Progetto sostenuto con i fondi Otto per Mille della Chiesa Valdese.